Ricorso collettivo al TAR Calabria contro la vaccinazione antinfluenzale obbligatoria per tutti gli “over 65” e per tutto il personale medico - Ordinanza n. 47 del 27-05-2020 Regione Calabria.

Con l’ordinanza n. 47 del 27/05/2020 la Regione Calabria ha introdotto l’obbligo di vaccinazione antinfluenzale per le seguenti categorie:
a) Soggetti di età ≥ 65 anni.
b) Medici e personale sanitario, sociosanitario di assistenza, operatori di servizio di strutture di assistenza, anche se volontario.

L’obbligo decorre dal 15 settembre 2020, previa acquisizione della disponibilità dei vaccini, e deve essere adempiuto entro il 31 gennaio 2021, salvo proroghe dettate dai provvedimenti di attuazione in relazione alla curva epidemica.

La medesima ordinanza introduce “… una forte raccomandazione a sottoporre alla vaccinazione antinfluenzale tutte le persone nella fascia d’età ≥ 60 < 65 anni, anche attraverso il pieno coinvolgimento dei Medici di Medicina Generale.".

Viene altresì introdotta “…. una forte raccomandazione per tutti i bambini di età compresa tra ≥ 6 mesi e ≤ 6 anni ad essere sottoposti alla vaccinazione antinfluenzale, con potenziamento della logistica organizzativa per la sua effettuazione, anche attraverso il pieno coinvolgimento dei Pediatri di Libera Scelta.
6. Il rafforzamento della raccomandazione alla vaccinazione anti-pneumococcica per i soggetti di cui al precedente punto 1 lettera a) (over 65) con potenziamento della logistica organizzativa per la sua effettuazione”
.

La mancata vaccinazione per le persone di cui al punto b) (sanitari), comporta "l’adozione degli opportuni provvedimenti connessi allo svolgimento della mansione lavorativa .... ".

Secondo la Regione Calabria “.. una campagna massiva di vaccinazione contro l’influenza nelle prossime stagioni autunnale e invernale, nella popolazione anziana, negli operatori sanitari e nei bambini di età compresa
tra > 6 mesi e < 6 anni ed una più diffusa immunizzazione contro lo pneumococco tra gli anziani, consentirebbero di:
a) ridurre il carico complessivo di infezioni respiratorie nella popolazione;
b) conseguire una copertura rilevante, o totale, sulla fascia di popolazione/categoria lavorativa considerata a più alto rischio di contrarre una malattia grave o, comunque, limitante la prosecuzione dell’attività lavorativa;
c) agevolare la diagnosi differenziale, nel caso di insorgenza di patologia respiratoria nelle persone vaccinate contro l’influenza o lo pneumococco;
d) ridurre il rischio per gli operatori sanitari di essere essi stessi potenziale veicolo di infezione nei diversi setting assistenziali e comunitari, ivi incluse le strutture residenziali sociosanitarie;
e) ridurre l’impatto globale della patologia, specifico dell’influenza, andando a proteggere la classe d’età infantile considerata il principale serbatoio e veicolo d’infezione;
f) indurre nei soggetti con status positivo per la vaccinazione antinfluenzale, qualora gli studi in corso lo dimostreranno, l’espressione di una malattia da COVID-19 con una sintomatologia meno grave”.


Questo Studio Legale ha già intrapreso un ricorso individuale e vari ricorsi collettivi avverso un’ordinanza della Regione Lazio analoga per contenuti e criteri, ritenendo che non si possa disporre l’obbligatorietà di un vaccino antinfluenzale attraverso un’ordinanza regionale in difetto di un'istruttoria puntuale ed addirittura per un periodo successivo allo stato di emergenza proclamato fino al 31/07/2020.

È pertanto in corso di predisposizione un ricorso collettivo anche avverso l’ordinanza “gemella” disposta dalla Regione Calabria.

Di seguito viene fornita un’informativa generalizzata a chiunque voglia aderire alla presente iniziativa indicandone i requisiti necessari, il termine entro cui presentare il ricorso, i costi e le modalità di adesione.

COINTERESSATI TITOLARI DI UNA POSIZIONE AUTONOMA.
Requisiti degli aderenti:
Appartenere ad almeno una delle categorie colpite dall’ordinanza: 1) over 65 residenti; 2) operatori sanitari; 3) genitori di minori di età compresa tra i 6 mesi ed i 6 anni; 4) Le persone ricadenti nella fascia d’età ≥ 60 < 65 anni.
Costi:
Il costo del ricorso collettivo è di € 70,00 omnicomprensivo per ogni ricorrente. Tale contributo dovrà essere versato al momento dell’adesione.
Termine per aderire:
Il termine per impugnare l'ordinanza è di 60 giorni decorrenti dal 27/05/2020. Tuttavia, per ragioni organizzative, le adesioni dovranno pervenire il prima possibile.
Modalità per aderire:  
Per aderire occorre inviare:
1) Copia di una ricevuta attestante il versamento del contributo di adesione;
2) Due copie della procura sottoscritta di proprio pugno ed autenticata, unitamente ad un documento di identità ed al codice fiscale e (nel caso di genitori di minori anche i dati ed i documenti del minore);
3) Copia sottoscritta dell’informativa sulla privacy compilata;
4) Nel caso di operatori sanitari, un documento atto a comprovare la qualità di medici e personale sanitario, sociosanitario di assistenza, operatore di servizio di strutture di assistenza, anche se volontario.
La documentazione dovrà essere anticipata via mail all’indirizzo info@studiomassafra.com indicando nell’oggetto “ricorso collettivo Ordinanza 47/2020 Regione Calabria” 
Questi gli allegati da scaricare, compilare ed inoltrare: procura; informativa.
Successivamente dovrà essere inviata, in originale, con raccomandata a: Avv. Nicola Massafra Largo Ecuador n. 6 – 00198 Roma. Sono in corso accordi con "studi legali di riferimento in Calabria" per la raccolta della documentazione. Eventuali studi interessati possono contattare lo studio all'indirizzo info@studiomassafra.com.

Modalità di pagamento:
Il pagamento potrà avvenire direttamente dal sito, nella sezione "Richiesta di consulenza -servizi on line", tramite il sistema Paypal/carta di credito ovvero mediante bonifico bancario sul conto corrente tratto sulla banca Unicredit IBAN: IT39Q0200805109000004827001, intestato a Nicola Massafra, ed indicando nella causale “ricorso collettivo ordinanza Regione Calabria 47/2020”.

COINTERESSATI GENERICI - INTERVENTO ADESIVO DIPENDENTE
La partecipazione di altre persone, diverse dai cointeressati autonomi, che abbiano comunque un interesse è ammessa nella forma dell'intervento adesivo dipendente previsto dall'art. 28 del D.Lgs. 2-7-2010 n. 104.
In merito a detto intervento, il Consiglio di Stato ha chiarito che "Nel giudizio amministrativo l'intervento adesivo dipendente presuppone che l'interventore riceva un vantaggio, anche in via mediata e indiretta, dall'accoglimento del ricorso principale" (Cons. Stato Sez. III, 27-11-2018, n. 6711) e che "Ai fini dell'ammissibilità dell'intervento adesivo dipendente ad adiuvandum nel giudizio amministrativo, l'iniziativa processuale deve essere espressione di un interesse - a seconda delle formulazioni - connesso, derivato, dipendente o almeno accessorio o riflesso rispetto a quello proprio della parte principale" (Cons. Stato Sez. III, 02-03-2020, n. 1484).

Il TAR Lazio ha inoltre precisato che "Nel processo amministrativo, è ammesso il solo intervento adesivo dipendente, e, quindi, del tutto collegato e subalterno alla posizione giuridica del ricorrente e non autonomamente azionabile. E', pertanto, inammissibile, l'intervento ad adiuvandum" e che “E' orientamento pacifico che, nel processo amministrativo, è ammesso il solo intervento "adesivo dipendente", quindi - come tale - del tutto collegato e subalterno alla posizione giuridica del ricorrente e non autonomamente azionabile (T.A.R. Lazio, Roma, Sez. I, 29 marzo 2018, n. 3542; Cons. Stato, Sez. IV, 29 novembre 2017, n. 5597), mentre nel caso di specie l'interveniente, vantando la medesima posizione giuridica dei ricorrenti, ritenuta lesa dai provvedimenti impugnati secondo il relativo petitum, avrebbe dovuto farla valere con ricorso autonomo (T.A.R. Lazio, Roma, Sez. I, 4 marzo 2019, n. 2794)” (T.A.R. Lazio Roma Sez. I, 11-06-2019, n. 7575).

Pertanto chiunque abbia un interesse anche mediato o indiretto potrà partecipare all'azione collettiva nella forma dell'intervento adesivo dipendente. Potranno quindi aderire anche persone residenti in altre Regioni o che non rientrino nelle categorie degli "over 65" o degli operatori sanitari.
Sul punto l’interesse ad intervenire potrebbe insorgere, come alcuni intervenienti in altro ricorso similare hanno evidenziato "... in quanto l'obbligo vaccinale viola la libertà di scelta di cura ..." e " ... il mio interesse mediato e indiretto al ricorso è il fatto che non si crei un precedente per altre regioni .." ovvero che l'ordinanza possa limitare il diritto di stabilirsi nella Regione senza incappare nell'obbligo previsto dall'odierna ordinanza.
Si ritiene che tali interessi, pur non strettamente connessi, possano fondare un intervento adesivo dipendente e possano consentire a chi abbia detto interesse di partecipare.
La procedura ed i costi per aderire sono i medesimi previsti per i cointeressati titolari di una posizione autonoma.

ALCUNI MOTIVI DI RICORSO
L’odierna iniziativa viene intrapresa in quanto si ritiene che sia stata violata la libertà di autodeterminazione individuale nelle scelte inerenti le cure sanitarie e ciò in forza di una normativa emergenziale che non conferisce i poteri di disporre vaccinazioni obbligatorie.
La delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020 ha dichiarato lo stato di emergenza sul territorio nazionale fino al 31/07/2020 e, pertanto, ogni provvedimento fondato sullo stato di emergenza non può trovare applicazione dopo la cessazione dello stato di emergenza proclamato. Anche l’art. 3 del D.L 6/2020 prevede unicamente che “NELLE MORE DELL'ADOZIONE DEI DECRETI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI di cui al comma 1, nei casi di estrema necessità ed urgenza le misure di cui agli articoli 1 e 2 possono essere adottate ai sensi dell'articolo 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, dell'articolo 117 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e dell'articolo 50 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, approvato con decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267". Pertanto una volta emessi i DPCM la Regione non avrebbe potuto adottare provvedimenti di urgenza quale quello oggi emesso.
Peraltro un tale provvedimento non era comunque consentito in quanto in ogni caso si tratta di una misura che certamente non influisce sul periodo di emergenza proclamato e non afferisce alla diffusione del COVID-19. Si evidenzia altresì come l’art. 1 comma 2 del D.L. 19/2020, richiamato nell’ordinanza della Regione Calabria, prevede che le misure urgenti per evitare la diffusione del Covid-19 non siano affidate alla totale discrezionalità dell’autorità, ma a valutazioni ancorate ai principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio effettivamente presente. Inoltre l’art. 2 del D.L. 19/2020 prevede che “Per i profili tecnico-scientifici e le valutazioni di adeguatezza e proporzionalità, i provvedimenti di cui al presente comma sono adottati sentito, di norma, il Comitato tecnico scientifico di cui all'ordinanza del Capo del dipartimento della Protezione civile 3 febbraio 2020, n. 630”. Nel provvedimento impugnato non si dà in alcun modo atto di aver sentito il predetto Comitato tecnico scientifico. Palese è pertanto anche l’eccesso di potere per carenza di istruttoria e questo anche dove l’ordinanza candidamente sostiene “f) se gli studi in corso lo dimostreranno, indurre nei soggetti con status positivo per la vaccinazione antinfluenzale l’espressione di una malattia da COVID-19 con una sintomatologia meno grave”. Come si può emettere un’ordinanza di carattere contingibile ed urgente sulla base di un’ipotesi ed in attesa che studi dimostrino l’assioma posto alla sua base?
Questi ed altri motivi sono alla base dell'odierna iniziativa.