Dichiarazione di paternità – Il rifiuto di sottoporsi all'esame del DNA può essere valutato dal Giudice come argomento di prova anche in assenza di prova di rapporti sessuali.

pubblicato 2 gen 2016, 02:35 da Nicola Massafra
La Suprema Corte ritorna sulla questione inerente il rifiuto del padre di sottoporsi ai prelievi ematici ribadendo come “Nell'ambito del giudizio promosso per la dichiarazione giudiziale di paternità naturale, il rifiuto ingiustificato del padre di sottoporsi agli esami ematologici può essere liberamente valutato dal giudice, secondo quanto disposto dall'art. 116, comma 2, c.p.c., anche in assenza di prova dei rapporti sessuali tra le parti, non derivando da ciò né una restrizione della liberà personale del preteso padre, che conserva piena facoltà di determinazione in ordine all'assoggettamento o meno ai prelievi, né una violazione del diritto alla riservatezza, atteso che l'uso dei dati è rivolto solo a fini di giustizia, mentre il sanitario, chiamato a compiere l'accertamento, è tenuto al segreto professionale ed al rispetto della disciplina in materia di protezione dei dati personali” (Cass. civ. Sez. I, 21-12-2015, n. 25675). Sul punto gli Ermellini si erano pronunciati anche nel luglio 2012 chiarendo che “nel giudizio promosso per la dichiarazione giudiziale di paternità naturale, la prova della fondatezza della domanda può trarsi anche unicamente dal comportamento processuale delle parti, da valutarsi globalmente, tenendo conto delle dichiarazioni della madre naturale e della portata delle difese del convenuto. Pertanto, non sussistendo un ordine gerarchico delle prove riguardanti l'accertamento giudiziale della paternità e maternità naturale, il rifiuto ingiustificato del padre di sottoporsi agli esami ematologici, considerando il contesto sociale e la eventuale maggiore difficoltà di riscontri oggettivi alle dichiarazioni della madre, può essere liberamente valutato dal giudice, ai sensi dell'art. 116, secondo comma, cod. proc. civ., anche in assenza di prova dei rapporti sessuali tra le parti” (Cass. civ. Sez. I, 24-07-2012, n. 12971).
Si ricorda come l’art. 116 c.p.c. (Valutazione delle prove) statuisce che “Il giudice deve valutare le prove secondo il suo prudente apprezzamento, salvo che la legge disponga altrimenti Il giudice può desumere argomenti di prova dalle risposte che le parti gli danno a norma dell'articolo seguente, dal loro rifiuto ingiustificato a consentire le ispezioni che egli ha ordinate e, in generale, dal contegno delle parti stesse nel processo.



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