Contratti Bancari - Modifiche unilaterali delle condizioni ai sensi dell'art. 118 T.U.B.

pubblicato 6 mar 2021, 03:28 da Nicola Massafra

L’art. 118 TUB (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia) prevede che “1. Nei contratti a tempo indeterminato può essere convenuta, con clausola approvata specificamente dal cliente, la facoltà di modificare unilateralmente i tassi, i prezzi e le altre condizioni previste dal contratto qualora sussista un giustificato motivo. Negli altri contratti di durata la facoltà di modifica unilaterale può essere convenuta esclusivamente per le clausole non aventi ad oggetto i tassi di interesse, sempre che sussista un giustificato motivo.
2. Qualunque modifica unilaterale delle condizioni contrattuali deve essere comunicata espressamente al cliente secondo modalità contenenti in modo evidenziato la formula: "Proposta di modifica unilaterale del contratto", con preavviso minimo di due mesi, in forma scritta o mediante altro supporto durevole preventivamente accettato dal cliente. Nei rapporti al portatore la comunicazione è effettuata secondo le modalità stabilite dal CICR. La modifica si intende approvata ove il cliente non receda, senza spese, dal contratto entro la data prevista per la sua applicazione. In tale caso, in sede di liquidazione del rapporto, il cliente ha diritto all'applicazione delle condizioni precedentemente praticate.
2-bis. Se il cliente non è un consumatore nè una micro-impresa come definita dall'articolo 1, comma 1, lettera t), del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11, nei contratti di durata diversi da quelli a tempo indeterminato di cui al comma 1 del presente articolo possono essere inserite clausole, espressamente approvate dal cliente, che prevedano la possibilità di modificare i tassi di interesse al verificarsi di specifici eventi e condizioni, predeterminati nel contratto.
3. Le variazioni contrattuali per le quali non siano state osservate le prescrizioni del presente articolo sono inefficaci, se sfavorevoli per il cliente.
4. Le variazioni dei tassi di interesse adottate in previsione o in conseguenza di decisioni di politica monetaria riguardano contestualmente sia i tassi debitori che quelli creditori, e si applicano con modalità tali da non recare pregiudizio al cliente”
.

Lo ius variandi nei contratti bancari è quindi un diritto potestativo previsto dall’art. 118 TUB che costituisce una norma eccezionale.
Per mezzo dell’esercizio dello ius variandi È ESCLUSO CHE POSSANO ESSERE INTRODOTTE CLAUSOLE NUOVE, potendo essere modificate solo quelle preesistenti: “l’istituto dello ius variandi, ... come noto non può essere utilizzato per introdurre nel regolamento negoziale previsioni nuove, ma solo per modificare pattuizioni già esistenti in modo da garantire la permanenza dell’equilibrio sinallagmatico del contratto. In simili casi ... l’introduzione ex novo risulta atta a modificare radicalmente l’equilibrio sinallagmatico del contratto e quindi non suscettibile di rientrare fra le ipotesi di modifica unilaterale del contratto previste dall’art. 118 TUB” (ABF Milano 12.5.2015 n. 3724, ABF Napoli n. 300/2010; ABF Napoli 28.2.2011; ABF Milano 10.11.2010).
In conformità a quanto statuito dai recenti orientamenti giurisprudenziali in tema di abuso del diritto, la facoltà di modificare unilateralmente il contratto non può essere esercitata in violazione del generale principio di buona fede (può essere indice di violazione di tale principio il frequente ricorso allo ius variandi, a meno di eccezionali condizioni di mercato che giustifichino la condotta della banca) (Collegio di coordinamento ABF n. 26498/2018).
La comunicazione relativa allo ius variandi deve avvenire per iscritto “o mediante altro supporto durevole preventivamente accettato dal cliente” (art. 118, comma 2, TUB), intendendosi per “supporto durevole” qualsiasi strumento che permetta al cliente di memorizzare informazioni a lui personalmente dirette in modo che possano essere agevolmente recuperate durante un periodo di tempo adeguato ai fini cui sono destinate le informazioni stesse e che consenta la riproduzione immutata delle informazioni memorizzate.
Le proposte di modifica unilaterale del contratto bancario costituiscono atti recettizi. Perciò, di fronte a una contestazione del cliente, che neghi di avere ricevuto la comunicazione, è onere della banca provare di avere correttamente assolto il relativo dovere di comunicazione. 
Quando l’onere di comunicazione non viene assolto dalla banca o, ciò che è lo stesso, non vi è prova che lo sia stato, consegue l’inefficacia della modifica contrattuale, quindi continuano ad applicarsi le condizioni preesistenti, e le somme addebitate devono essere ripetute (Collegio di coordinamento ABF nn. 3499/2012, 3724/2015, 5232/2016; ABF Roma 10.11.2010; ABF Milano 1.10.2010; ABF Roma 30.9.2010; ABF n. 324/2014; ABF Roma nn. 11607/2017 e 4605/2016; ABF Palermo n. 17715/2017).
È discusso se la proposta possa essere contenuta negli estratti conto bancari: secondo parte della giurisprudenza no, perché tale modalità non è rispettosa del dettato normativo (e spesso contrattuale) di riferimento (Trib. Modena 4.1.2016; Trib. Venezia 19.12.2016). Secondo un diverso orientamento, nulla vieta che la proposta di modifica unilaterale sia comunicata con gli estratti conto, ovviamente in via preventiva rispetto alla sua esecuzione (Trib. Roma 20.6.2019); dello stesso tenore appaiono le conclusioni della Cassazione, secondo cui una comunicazione personalizzata della modificazione dei tassi di interesse attuata a mezzo dell'invio degli estratti conto «non è in sé incompatibile con una attuazione dello jus variandi conforme al dettato dell'art. 118 TUB» (Cass. Civ. n. 17110/2019).


Ricorso - intervento collettivo al TAR Lazio avverso il D.P.C.M 02/03/2021 in relazione all’obbligo di indossare le mascherine a scuola al banco

pubblicato 3 mar 2021, 13:50 da Nicola Massafra   [ aggiornato in data 5 mar 2021, 06:43 ]


A seguito della vittoria al TAR Lazio relativa all’annullamento dell’obbligo vaccinale nella Regione Lazio, questo Studio Legale è stato contattato da numerosi genitori desiderosi di introdurre un ricorso avverso i DPCM che hanno introdotto l’obbligo di mascherine al banco per gli alunni. È stato così introdotto un primo ricorso avverso il D.P.C.M del 14/01/2021 che è attualmente pendente e la cui prossima udienza è stata fissata per il 14/07/2021. Nel predetto ricorso il TAR Lazio accoglieva la richiesta cautelare dei ricorrenti  disponendo  "un remand" all’amministrazione perché rivalutasse la prescrizione.
L’Art. 21 del DPCM del 02/03/2021  ha totalmente disatteso le richieste del TAR Lazio nel prevedere al comma 1 “… È obbligatorio l'uso di dispositivi di protezione delle vie respiratorie salvo che per i bambini di età inferiore ai sei anni e per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l'uso dei predetti dispositivi”.
A questo punto lo Studio Legale Massafra impugnerà immediatamente, con motivi aggiunti, anche quest’ultimo DPCM e richiederà una nuova udienza cautelare affinchè l'amministrazione sia chiamata a rispondere della propria condotta dinnanzi allo stesso Tribunale che pochi giorni prima l'aveva invitata ad una condotta diversa. Vedremo questa volta cosa ne penserà il TAR Lazio.
 
Chi ha già partecipato al ricorso avverso il DPCM del 14/01/2021 potrà aderire ai motivi aggiunti senza versare alcuna ulteriore somma. 

Di seguito invece l'informativa per chi invece volesse partecipare oggi senza essere già tra i firmatari del precedente ricorso.

Requisiti degli aderenti:
Essere studenti frequentanti le istituzioni scolastiche di età superiore ai 6 anni. Per gli studenti minorenni la procura dovrà essere sottoscritta da un genitore esercente la potestà genitoriale.

Costi:
Il costo del ricorso/intervento collettivo, in ragione delle numerose preadesioni, è di € 150,00 omnicompresivo per ogni ricorrente. 

Termine per aderire:
Il ricorso verrà predisposto e presentato per i primi aderenti in tempi brevi ma si potrà continuare ad aderire nella forma dell’intervento fino al 03/05/2021. Tuttavia, per ragioni organizzative, le adesioni dovranno pervenire il prima possibile.

Modalità per aderire:
Per aderire occorre inviare:
1) Copia di una ricevuta attestante il versamento del contributo di adesione;
2) Due copie della procura (pagina 5 o pagina 6 nel caso la sottoscrivano entrambi i genitori) sottoscritta dal genitore di proprio pugno ed autenticata, unitamente ad un documento di identità ed al codice fiscale, sia del genitore (o dei genitori) che del minore.
3) Copia sottoscritta dell’informativa sulla privacy compilata (pagine da 3 a 4).
In fondo alla pagina è presente un file da scaricare con tutti gli allegati da poter compilare.

La documentazione dovrà essere anticipata via mail all’indirizzo info@studiomassafra.com e successivamente portata di persona presso lo studio legale, previo appuntamento da concordare telefonicamente negli orari di funzionamento del centralino (dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:00) al fine di procedere all’autentica della procura.

Modalità di pagamento:
Il pagamento potrà avvenire direttamente mediante bonifico bancario sul conto corrente tratto sulla banca Unicredit IBAN: IT39Q0200805109000004827001, intestato a Nicola Massafra, ed indicando nella causale “Ricorso mascherine al banco DPCM 14-01-2021”. 

ALCUNI MOTIVI DI RICORSO:
I principali motivi di ricorso attengono alla violazione dei principi di adeguatezza, proporzionalità ed istruttoria.
Eccesso di potere, perché il provvedimento prescrive misure restrittive, sulla base di dati inattendibili. Eccesso di potere per difetto dei presupposti e per difetto di istruttoria. 
Parimenti si è evidenziato il vizio di eccesso di potere sotto il profilo della illogicità e della irragionevolezza delle misure.
Con riferimento specifico al problema delle mascherine si è evidenziato il difetto di proporzionalità nella parte in cui si dispone l’obbligo delle mascherine in modo del tutto indiscriminato senza distinguere per tipologia di mascherine e senza escluderlo nel caso in cui gli alunni siano seduti al banco nel rispetto delle distanze.
L’obbligo di indossare le mascherine anche  in condizione di staticità e seduti al banco, con corretto distanziamento, ed all’interno di un ambiente ventilato non trova infatti nel DPCM una fondata giustificazione scientifica e soprattutto non appare frutto di un corretto bilanciamento tra eventuali benefici ed eventuali danni.
Parimenti si è eccepita la violazione del principio di legalità sostanziale del generale impianto normativo a “ventaglio” della successione continua di ordinanze regionali e DPCM.
Altro vizio posto all'attenzione dei giudicanti sarà l'omesso bilanciamento tra il diritto fondamentale alla salute della collettività e tutti gli altri diritti inviolabili, parimenti riconosciuti e tutelati dalla costituzione.

Per ogni informazione seguite lo studio aderendo alla pagina Facebook:
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Totalmente disatteso l’invito del TAR. Nemo propheta in patria.

pubblicato 3 mar 2021, 01:11 da Nicola Massafra   [ aggiornato in data 3 mar 2021, 13:58 ]

L’Art. 21 del DPCM 02/03/2021 prevede espressamente al comma 1 “… E' obbligatorio l'uso di dispositivi di protezione delle vie respiratorie salvo che per i bambini di età inferiore ai sei anni e per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l'uso dei predetti dispositivi”.
Purtroppo quanto avevo osservato in sede di udienza cautelare e nelle memorie di udienza si è rivelato una triste profezia. Un semplice remand è e rimane una forma di tutela cautelare priva di ogni reale efficacia atteso che l’Amministrazione ha potuto tranquillamente disattendere quanto il Tribunale Amministrativo aveva richiesto e caldeggiato.
Nel dare contezza dell’accoglimento della sospensiva non si è infatti potuto non evidenziare come la precedente pronuncia lasciasse “l’amaro in bocca” in quanto si sperava in un accoglimento totale con sospensione immediata del provvedimento. Nell’ordinanza del 26/02/2021 il TAR aveva dato atto delle doglianze dei ricorrenti sul punto ma non ha ritenuto di discostarsi dal precedente orientamento.
A questo punto lo Studio Legale Massafra impugnerà immediatamente, con motivi aggiunti, anche quest’ultimo DPCM e richiederà una nuova udienza cautelare sul punto. 
Non si vuole permettere che l’Amministrazione disattenda serenamente le indicazioni della Giustizia Amministrativa senza darne conto in alcun modo nelle aule di giustizia.
Vedremo questa volta cosa ne penserà il TAR Lazio. 
Chi ha già partecipato al ricorso avverso il primo DPCM potrà aderire ai motivi aggiunti senza alcun ulteriore esborso. Lo Studio Legale Massafra si farà carico dei costi del contributo unificato necessari per il deposito dei motivi aggiunti e ciò a prescindere dalla presenza di nuove adesioni. 
Per chi invece non ha ancora aderito e volesse oggi partecipare il costo rimane quello già previsto per il precedente ricorso collettivo ed il mandato verrà esteso all’impugnativa di entrambi i DPCM.


Mascherine a scuola al banco - Accolta la richiesta di sospensiva dell’obbligo di portare le mascherine in condizione di staticità al banco per gli studenti della scuola primaria e secondaria con un’ordinanza che, pur mantenendo l’efficacia dell’attuale DPCM in scadenza, sollecita l’amministrazione a seguirne le indicazioni nel prossimo provvedimento.

pubblicato 26 feb 2021, 11:48 da Nicola Massafra   [ aggiornato in data 26 feb 2021, 17:36 ]

Il Tar Lazio ha accolto la richiesta di sospensiva disponendo che “anche nella presente fattispecie le esigenze cautelari prospettate dai ricorrenti possono trovare adeguata tutela in un remand all’amministrazione perché rivaluti la prescrizione in rassegna, nei sensi di cui alla richiamata ordinanza n. 873/2021”. Nella precedente ordinanza, che atteneva alla posizione dei bambini ricompresi tra i 6 e gli 11 anni,  il TAR, pur mantenendo ferma l’efficacia del provvedimento impugnato, effettuava infatti “un remand all’amministrazione perché rivaluti la prescrizione in rassegna, riguardante l’obbligo per i minori di età compresa fra i 6 e gli 11 anni di indossare la mascherina in ambito scolastico, alla luce delle specifiche indicazioni dettate dal CTS nel documento “Misure di prevenzione e raccomandazioni per gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado per la ripresa dell’anno scolastico 2020-2021”, prevedendo se del caso la possibilità di rimuovere la mascherina “in condizione di staticità (i.e. bambini seduti al banco) con il rispetto della distanza di almeno un metro e l'assenza di situazioni che prevedano la possibilità di aerosolizzazione (es. canto)” ed anche tenendo conto, eventualmente e alla luce dei dati scientifici, della situazione epidemiologica locale come suggerito dall'Organizzazione Mondiale della Sanità nel documento del 21 agosto 2020 richiamato dal CTS nel citato verbale n. 104”.

Questa volta però il TAR  ha precisato “che LE CONSIDERAZIONI IVI SVOLTE RELATIVAMENTE AGLI SCOLARI DELLA SCUOLA PRIMARIA VALGONO, ALTRESÌ, PER GLI STUDENTI DELLA SCUOLA SECONDARIA, atteso che il CTS, anche per gli alunni di tale fascia di età, nelle “raccomandazioni tecniche” aveva indicato quanto segue: “Nella scuola secondaria, anche considerando una trasmissibilità analoga a quella degli adulti, la mascherina potrà essere rimossa in condizione di staticità con il rispetto della distanza di almeno un metro, l'assenza di situazioni che prevedano la possibilità di aerosolizzazione (es. canto) e in situazione epidemiologica di bassa circolazione virale come definita dalla autorità sanitaria” (verbale del CTS n. 104 del 31 agosto 2020, pag. 8)”.

Pertanto con questa ordinanza anche gli studenti della scuola secondaria, unitamente a quelli della scuola primaria hanno trovato accolte le loro ragioni.

Pur essendo lo Studio Legale Massafra soddisfatto dell’accoglimento della sospensiva non si può non evidenziare come l’odierna pronuncia lasci “l’amaro in bocca” in quanto si sperava in un accoglimento totale con sospensione immediata del provvedimento che invece è purtroppo, anche in questo caso come in quello precedente, ancora in vigore. Nell’ordinanza il TAR ha dato atto  delle doglianze dei ricorrenti sul punto evidenziando che “ con memoria depositata il 19 febbraio 2021, la parte ricorrente, pur invocando espressamente le considerazioni in diritto svolte dalla Sezione nell’ordinanza cautelare n. 873 del 13 febbraio 2021, resa nel giudizio R.G. 11506/2020, non ne condivide, tuttavia, la soluzione prescelta, laddove si è affermato che le esigenze cautelari possono trovare adeguata tutela in un remand all’amministrazione perché rivaluti la prescrizione in rassegna, pur mantenendo ferma la misura, in ossequio al principio di precauzione, fino alle nuove determinazioni; - che, a tale proposito i ricorrenti osservano che proprio il principio di precauzione dovrebbe condurre a sospendere le misura, attesa la forte incognita sui potenziali danni alla salute individuale dei minori derivanti dall’uso prolungato della mascherina”. Purtroppo il Collegio non ha ritenuto di discostarsi dal precedente orientamento che ha pertanto mantenuto.

In ogni caso si è soddisfatti per l’accoglimento della sospensiva (seppure in qualche modo “zoppa”) e si continueranno a portare avanti, nel migliore dei modi, le ragioni dei ricorrenti in vista dell’udienza di merito che è stata fissata per il 14 luglio 2021. In tale occasione verrà deciso se il provvedimento, a prescindere dall’ordinanza cautelare depositata, debba essere annullato (come si ritiene) o meno.

 In calce il provvedimento integrale del Tar Lazio.

Benefici prima casa - Non si decade dai benefici in caso di rettifica della categoria catastale da A/2 ad A/1

pubblicato 14 feb 2021, 08:04 da Nicola Massafra   [ aggiornato in data 14 feb 2021, 08:11 ]

La Commissione Tributaria Meneghina ha chiarito che “Non decade dall'agevolazione "prima casa" il contribuente che abbia acquistato un immobile classificato in categoria catastale A/2 al momento del rogito, ma che successivamente sia stato oggetto di rettifica da parte dell'Ufficio con l'attribuzione della categoria catastale A/1, che non è ammessa all'agevolazione "prima casa" (Comm. trib. regionale Lombardia Milano Sez. XXI, 24-09-2020).
Si ricorda inoltre come la Suprema Corte abbia anche chiarito che "L'avviso di accertamento con cui l'Ufficio rettifica la classe e la rendita catastale di un immobile è illegittimo se privo di una congrua e dettagliata motivazione che dimostri l'esistenza dei presupposti di fatto che legittimano la riclassificazione dei beni siti in una determinata microzona e provi la sussistenza delle condizioni che giustificano la riclassificazione della singola unità immobiliare accertata" (Cass. civ. Sez. VI - 5 Ord., 07-09-2020, n. 18615).

Ricorso - intervento collettivo al TAR Lazio avverso il D.P.C.M 14/01/2021 in relazione all’obbligo di indossare le mascherine a scuola al banco

pubblicato 25 gen 2021, 01:23 da Nicola Massafra   [ aggiornato in data 26 feb 2021, 11:55 ]


A seguito della vittoria al Tar Lazio relativa all’annullamento dell’obbligo vaccinale nella Regione Lazio, questo Studio Legale è stato contattato da numerosi genitori desiderosi di introdurre un ricorso avverso i DPCM che hanno introdotto l’obbligo di mascherine al banco per gli alunni. 

Requisiti degli aderenti:
Essere studenti frequentanti le istituzioni scolastiche di età superiore ai 6 anni. Per gli studenti minorenni la procura dovrà essere sottoscritta da un genitore esercente la potestà genitoriale.

Costi:
Il costo del ricorso/intervento collettivo, in ragione delle numerose preadesioni, è di € 150,00 omnicompresivo per ogni ricorrente. 

Termine per aderire:
Il ricorso verrà predisposto e presentato per i primi aderenti in tempi brevi ma si potrà continuare ad aderire nella forma dell’intervento fino al 15/03/2021. Tuttavia, per ragioni organizzative, le adesioni dovranno pervenire il prima possibile.

Modalità per aderire:
Per aderire occorre inviare:
1) Copia di una ricevuta attestante il versamento del contributo di adesione;
2) Due copie della procura (pagina 4 o pagina 5 nel caso la sottoscrivano entrambi i genitori) sottoscritta dal genitore di proprio pugno ed autenticata, unitamente ad un documento di identità ed al codice fiscale, sia del genitore (o dei genitori) che del minore.
3) Copia sottoscritta dell’informativa sulla privacy compilata (pagine da 2 a 3).
In fondo alla pagina è presente un file da scaricare con tutti gli allegati da poter compilare.

La documentazione dovrà essere anticipata via mail all’indirizzo info@studiomassafra.com e successivamente portata di persona presso lo studio legale, previo appuntamento da concordare telefonicamente negli orari di funzionamento del centralino (dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:00) al fine di procedere all’autentica della procura.

Modalità di pagamento:
Il pagamento potrà avvenire direttamente mediante bonifico bancario sul conto corrente tratto sulla banca Unicredit IBAN: IT39Q0200805109000004827001, intestato a Nicola Massafra, ed indicando nella causale “Ricorso mascherine al banco DPCM 14-01-2021”. 

NEWS

Il Tar Lazio ha accolto la richiesta di sospensiva discussa in data 24/02/2021  disponendo che “anche nella presente fattispecie le esigenze cautelari prospettate dai ricorrenti possono trovare adeguata tutela in un remand all’amministrazione perché rivaluti la prescrizione in rassegna, nei sensi di cui alla richiamata ordinanza n. 873/2021”. Nella precedente ordinanza, che atteneva alla posizione dei bambini ricompresi tra i 6 e gli 11 anni,  il TAR, pur mantenendo ferma l’efficacia del provvedimento impugnato, effettuava infatti “un remand all’amministrazione perché rivaluti la prescrizione in rassegna, riguardante l’obbligo per i minori di età compresa fra i 6 e gli 11 anni di indossare la mascherina in ambito scolastico, alla luce delle specifiche indicazioni dettate dal CTS nel documento “Misure di prevenzione e raccomandazioni per gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado per la ripresa dell’anno scolastico 2020-2021”, prevedendo se del caso la possibilità di rimuovere la mascherina “in condizione di staticità (i.e. bambini seduti al banco) con il rispetto della distanza di almeno un metro e l'assenza di situazioni che prevedano la possibilità di aerosolizzazione (es. canto)” ed anche tenendo conto, eventualmente e alla luce dei dati scientifici, della situazione epidemiologica locale come suggerito dall'Organizzazione Mondiale della Sanità nel documento del 21 agosto 2020 richiamato dal CTS nel citato verbale n. 104”.

Questa volta però il TAR  ha precisato “che LE CONSIDERAZIONI IVI SVOLTE RELATIVAMENTE AGLI SCOLARI DELLA SCUOLA PRIMARIA VALGONO, ALTRESÌ, PER GLI STUDENTI DELLA SCUOLA SECONDARIA, atteso che il CTS, anche per gli alunni di tale fascia di età, nelle “raccomandazioni tecniche” aveva indicato quanto segue: “Nella scuola secondaria, anche considerando una trasmissibilità analoga a quella degli adulti, la mascherina potrà essere rimossa in condizione di staticità con il rispetto della distanza di almeno un metro, l'assenza di situazioni che prevedano la possibilità di aerosolizzazione (es. canto) e in situazione epidemiologica di bassa circolazione virale come definita dalla autorità sanitaria” (verbale del CTS n. 104 del 31 agosto 2020, pag. 8)”.

Pertanto con questa ordinanza anche gli studenti della scuola secondaria, unitamente a quelli della scuola primaria hanno trovato accolte le loro ragioni.

Pur essendo lo Studio Legale Massafra soddisfatto dell’accoglimento della sospensiva non si può non evidenziare come l’odierna pronuncia lasci “l’amaro in bocca” in quanto si sperava in un accoglimento totale con sospensione immediata del provvedimento che invece è purtroppo, anche in questo caso come in quello precedente, ancora in vigore. Nell’ordinanza il TAR ha dato atto  delle doglianze dei ricorrenti sul punto evidenziando che “ con memoria depositata il 19 febbraio 2021, la parte ricorrente, pur invocando espressamente le considerazioni in diritto svolte dalla Sezione nell’ordinanza cautelare n. 873 del 13 febbraio 2021, resa nel giudizio R.G. 11506/2020, non ne condivide, tuttavia, la soluzione prescelta, laddove si è affermato che le esigenze cautelari possono trovare adeguata tutela in un remand all’amministrazione perché rivaluti la prescrizione in rassegna, pur mantenendo ferma la misura, in ossequio al principio di precauzione, fino alle nuove determinazioni; - che, a tale proposito i ricorrenti osservano che proprio il principio di precauzione dovrebbe condurre a sospendere le misura, attesa la forte incognita sui potenziali danni alla salute individuale dei minori derivanti dall’uso prolungato della mascherina”. Purtroppo il Collegio non ha ritenuto di discostarsi dal precedente orientamento che ha pertanto mantenuto.

In ogni caso si è soddisfatti per l’accoglimento della sospensiva (seppure in qualche modo “zoppa”) e si continueranno a portare avanti, nel migliore dei modi, le ragioni dei ricorrenti in vista dell’udienza di merito che è stata fissata per il 14 luglio 2021. In tale occasione verrà deciso se il provvedimento, a prescindere dall’ordinanza cautelare depositata, debba essere annullato (come si ritiene) o meno.


ALCUNI MOTIVI DI RICORSO:
I principali motivi di ricorso attengono alla violazione dei principi di adeguatezza e proporzionalità.
Eccesso di potere, perché il provvedimento prescrive misure restrittive, sulla base di dati inattendibili. Eccesso di potere per difetto dei presupposti e per difetto di istruttoria. 
Parimenti si è evidenziato il vizio di eccesso di potere sotto il profilo della illogicità e della irragionevolezza delle misure.
Con riferimento specifico al problema delle mascherine si è evidenziato il difetto di proporzionalità nella parte in cui si dispone l’obbligo delle mascherine in modo del tutto indiscriminato senza distinguere per tipologia di mascherine e senza escluderlo nel caso in cui gli alunni siano seduti al banco nel rispetto delle distanze.
L’obbligo di indossare le mascherine anche  in condizione di staticità e seduti al banco, con corretto distanziamento, ed all’interno di un ambiente ventilato non trova infatti nel DPCM una fondata giustificazione scientifica e soprattutto non appare frutto di un corretto bilanciamento tra eventuali benefici ed eventuali danni.
Parimenti si è eccepita la violazione del principio di legalità sostanziale del generale impianto normativo a “ventaglio” della successione continua di ordinanze regionali e DPCM.
Altro vizio posto all'attenzione dei giudicanti sarà l'omesso bilanciamento tra il diritto fondamentale alla salute della collettività e tutti gli altri diritti inviolabili, parimenti riconosciuti e tutelati dalla costituzione.

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Diritto Bancario - Sezioni Unite in materia di interessi moratori e tassi usurari.

pubblicato 17 gen 2021, 07:42 da Nicola Massafra   [ aggiornato in data 17 gen 2021, 07:44 ]

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19597/2020 pubblicata il 18-09-2020, affermano il principio della subordinazione degli interessi moratori alla disciplina di contrasto all’usura, stabilendo anche i criteri per l’individuazione del Tasso Soglia con il quale effettuare il confronto nonché le conseguenze della declaratoria di nullità ex art. 1815, comma 2, c.c. rispetto agli interessi corrispettivi lecitamente pattuiti. Nella pattuizione degli interessi moratori le parti sono tenute al rispetto del limite usurario. Tale limite va determinato considerando anche lo spread di mora rilevato a fini statistici dalla Banca d’Italia. Laddove tale rilevazione manchi il raffronto va effettuato con il tasso soglia determinato applicando la maggiorazione di legge al TEGM. In caso di declaratoria di usurarietà della clausola, restano dovuti gli interessi corrispettivi lecitamente pattuiti, anche per il periodo nel quale è maturato il ritardo nell’adempimento da parte del mutuatario-debitore.
Si era già espressa sul punto anche la la Prima Sezione chiarendo che è invalida per nullità parziale sopravvenuta, o comunque inefficace, la clausola con cui sono stati pattuiti lecitamente interessi anche moratori divenuti solo successivamente superiori al tasso-soglia per effetto della variazione di quest'ultimo. Il giudice deve pertanto rilevare d'ufficio tale eventuale nullità, correlando il pattuito tasso degli interessi alla nuova normativa (Cass. civ. sez. I, 17-11-2000, n. 14899).

 

Indennizzo in relazione alle complicanze da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati – Onere della prova in relazione all’individuazione del momento di decorrenza della prescrizione

pubblicato 16 gen 2021, 13:52 da Nicola Massafra   [ aggiornato in data 16 gen 2021, 13:55 ]

Un recentissimo arresto della Suprema Corte ha fatto il punto in tema di onere della prova in ordine al momento da cui far decorrere il termine di prescrizione. Gli Ermellini hanno chiarito che “se con la domanda amministrativa di concessione dell'indennizzo previsto dalla legge 25 febbraio 1992, n. 210, il soggetto emotrasfuso dimostra per ciò solo di essere consapevole sia della sua malattia, sia della causa di essa, essendo, dunque, ragionevole presumere che da tale data incominci a decorrere il termine di prescrizione, resta, a questo punto, ribaltato sulla parte che si oppone alla domanda di risarcimento l'onere di provare che il danneggiato avesse acquisito la consapevolezza dell'esistenza del contagio, e della sua derivazione causale dalla trasfusione, già prima dell'inoltro della suddetta domanda amministrativa di indennizzo, potendo tale prova essere raggiunta pure in via presuntiva, dovendosi, però, fondare su fatti certi, ovvero dedurre sulla base di massime di esperienza o dell'id quod plerumque accidit, non potendo consistere in una congettura, ovvero in una mera supposizione, ciò che si verifica quando la presunzione si fonda su fatti incerti e viene dedotta da questi in via di semplice ipotesi" (Cass. civ. Sez. VI - 3 Ord., 13-01-2021, n. 411).


Bancario – Diritto di ottenere la documentazione ex art. 119 TUB esteso anche alla fase giudiziaria - Diritto ex art. 119 TUB esteso al fideiussore.

pubblicato 16 gen 2021, 06:09 da Nicola Massafra   [ aggiornato in data 16 gen 2021, 06:16 ]

Recentemente la Suprema Corte ha ribadito che “ Il diritto del titolare di un rapporto di conto corrente ad ottenere documentazione ai sensi dell'art. 119 TUB non richiede formule sacramentali, né è circoscritto alla fase ante causam. Fornita prova dell'esistenza del rapporto contrattuale, la richiesta può essere avanzata anche in sede giudiziaria, non potendosi convertire un istituto di protezione del cliente in uno strumento di penalizzazione del medesimo, trasformando la sua richiesta di documentazione da libera facoltà ad onere vincolante.(Cass. civ. Sez. III Ord., 10-11-2020, n. 25158).
Già in precedenza gli Ermellini avevano chiarito che “Il titolare di un rapporto di conto corrente ha sempre diritto di ottenere dalla banca il rendiconto, ai sensi dell'art. 119, D.Lgs. n. 385 del 1993, (T.U.B.), anche in sede giudiziaria, fornendo la sola prova dell'esistenza del rapporto contrattuale. La predetta norma del TUB è norma speciale rispetto all'art. 210 c.p.c., in quanto ciò determinerebbe la conversione di un istituto di protezione del cliente in uno strumento di penalizzazione del medesimo, trasformando la sua richiesta di documentazione da libera facoltà ad onere vincolante. Tale diritto spetta anche al fideiussore, il quale a sua volta può in senso lato definirsi un "cliente" della banca non diversamente dal correntista debitore principale. Ciò, in considerazione del fatto che, in ragione dell'accessorietà del rapporto di fideiussione rispetto al contratto di conto corrente e dunque dell'assunzione del contratto di conto corrente dal fideiussore garantito nel profilo dell'oggetto della fideiussione, il diritto del cliente di richiedere in ogni tempo la documentazione degli estratti conto deve ritenersi esteso anche al fideiussore atteso che la fideiussione determina rapporti fra il creditore ed il fideiussore, i quali certamente implicano che il fideiussore debba potersi informare, proprio per esercitare i diritti riconosciuti da dette norme, sullo svolgimento del contratto di conto corrente e, dunque, necessariamente implicando il diritto all'esercizio del potere di cui all'art. 119 T.U.B.” (Cass. civ. Sez. III Ord., 30-10-2020, n. 24181).
Nella sostanza l'art. 119 TUB – che riconosce al cliente il "diritto" di ottenere copia delle contabili aventi ad oggetto specifiche operazioni effettuate sul conto corrente nell'arco del decennio – non è soggetto a restrizioni e può essere esercitato dal correntista anche in sede giudiziaria, attraverso qualunque mezzo si mostri idoneo allo scopo, compreso l'ordine di esibizione ex art. 210 c.p.c.; ciò fornendo la sola prova dell'esistenza del rapporto contrattuale.


Ricorso collettivo al TAR Lazio avverso il D.P.C.M. 03/12/2020 - Omesso e/o errato bilanciamento tra il diritto fondamentale alla salute della collettività e tutti gli altri diritti inviolabili, parimenti riconosciuti e tutelati dalla costituzione.

pubblicato 6 dic 2020, 09:47 da Nicola Massafra   [ aggiornato in data 7 dic 2020, 00:25 ]


Con il DPCM del 03/11/2020 è stato esteso a livello nazionale il provvedimento della Regione Lazio relativo all’obbligo di indossare le mascherine anche all’aperto e sono state altresì disposte importanti limitazioni dei diritti costituzionali tra cui la libertà di circolazione (art. 16 Cost.), ma anche la libertà di riunione (art. 17 Cost.), la libertà religiosa (art. 19 Cost.), il diritto/dovere all’istruzione (art. 34 Cost.) la libertà di iniziativa economica (art. 41 Cost.) e la libertà personale di movimento (art. 13 Cost.).
I provvedimenti restrittivi del DPCM 03/11/2020 sono stati sostanzialmente confermati, con alcune modifiche, dal DPCM 03/12/2020.

Questo Studio Legale aveva predisposto e notificato un ricorso avverso il DPCM 03/11/2020 per conto di un proprio assistito ed è stato successivamente contattato da numerosi cittadini desiderosi di impugnare detto DPCM. A tal fine è stato predisposto un atto di intervento per tutti coloro che hanno inteso aderire al ricorso.
Il giorno 02/12/2020 si è tenuta l’udienza cautelare del ricorso R.G. 9321/2020  e con ordinanza del 04/12/2020 il TAR, pur rigettando la richiesta cautelare, anche in ragione del nuovo DPCM 03/12/2020,  ha evidenziato temi di approfondimento che fanno ben sperare per la prossima udienza di merito che lo stesso TAR ritiene necessaria per verificare ed approfondire i temi tutti sollevati nel ricorso. In particolare poi il TAR ha ritenuto che l’eccezione di illegittimità del DPCM impugnato, in quanto espressione di un potere inesistente, deve essere approfondita in sede di merito”.
Ma anche dal punto di vista scientifico il TAR si pone molti dubbi ed evidenzia come “ …  l’attuale situazione sanitaria determinata dalla diffusione del virus COVID-19 è caratterizzata, anche nell’attuale momento, da significativi margini di incertezza scientifica, riguardanti - ad esempio - le modalità di trasmissione del virus, le terapie che possono essere utilmente implementate per mantenere o ristabilire la salute dei soggetti attinti dall’infezione, gli effetti a lungo termine di quest’ultima”.  Il ricorso è oggi pendente e si procederà pertanto a richiedere la fissazione del merito ed allegare ulteriori elementi scientifici che possano dare conforto al ricorso depositato. 

Parimenti sarà introdotto un nuovo ricorso, con motivi aggiunti, al fine di impugnare anche il nuovo DPCM del 03/12/2020.
Chi volesse fornire il proprio supporto adererendo al ricorso per motivi aggiunti volti ad impugnare il nuovo DPCM del 03/12/2020 potrà farlo con le seguenti modalità:

Requisiti degli aderenti:
Essere cittadini italiani colpiti dai provvedimenti del DPCM 03/12/2020.

Costi:
Il costo del ricorso/intervento collettivo è di € 70,00 omnicomprensivo per ogni ricorrente. 
Tale contributo dovrà essere versato al momento dell’adesione. 
Anche chi ha aderito al primo ricorso R.G. 9321/2020, se intende essere inserito tra i firmatari del ricorso per motivi aggiunti, dovrà versare un nuovo contributo, trattandosi di un nuovo ricorso con ulteriori motivi e volto ad impugnare un nuovo atto.

Termine per aderire:
Il termine per impugnare il DPCM è di 60 giorni decorrenti dal 03/12/2020. Tuttavia, per ragioni organizzative, le adesioni dovranno pervenire il prima possibile.

Modalità per aderire:
Per aderire occorre inviare:
1) Copia di una ricevuta attestante il versamento del contributo di adesione;
2) Due copie della procura (pagina 5) sottoscritta di proprio pugno ed autenticata, unitamente ad un documento di identità ed al codice fiscale e (nel caso di genitori di minori anche i dati ed i documenti del minore);
3) Copia sottoscritta dell’informativa sulla privacy compilata (pagine da 3 a 4);

La documentazione dovrà essere anticipata via mail all’indirizzo info@studiomassafra.com ed inviata, in originale, con raccomandata a: Avv. Nicola Massafra Largo Ecuador n. 6 – 00198 Roma.
La stessa dovrà altresì essere portata di persona presso lo studio legale, previo appuntamento da concordare telefonicamente negli orari di funzionamento del centralino (dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:00) al fine di procedere all’autentica della procura.

Modalità di pagamento:
Il pagamento potrà avvenire direttamente mediante bonifico bancario sul conto corrente tratto sulla banca Unicredit IBAN: IT39Q0200805109000004827001, intestato a Nicola Massafra, ed indicando nella causale “Intervento adesivo avverso DPCM 03-12-2020”. 

ALCUNI MOTIVI DI RICORSO:
I principali motivi di ricorso attengono alla violazione dei principi di adeguatezza e proporzionalità.
Eccesso di potere, perché il provvedimento prescrive misure restrittive, sulla base di dati inattendibili. Eccesso di potere per difetto dei presupposti e per difetto di istruttoria. Parimenti si è evidenziato il vizio di eccesso di potere sotto il profilo della illogicità e della irragionevolezza delle misure.
Con riferimento specifico al problema delle mascherine si è evidenziato il difetto di proporzionalità nella parte in cui si dispone l’obbligo delle mascherine in modo del tutto indiscriminato senza distinguere per tipologia di mascherine e senza limitarlo, nel caso in cui si trovi all'aperto, a singoli momenti in cui la presenza di un assembramento o uno stretto contatto possa, forse, giustificarlo ed imponendolo all’aperto e dunque nel luogo “aerato” per eccellenza.
Parimenti si è eccepita la violazione del principio di legalità sostanziale del generale impianto normativo a “ventaglio” della successione continua di ordinanze regionali e DPCM.
Altro vizio posto all'attenzione dei giudicante è l'omesso bilanciamento tra il diritto fondamentale alla salute della collettività e tutti gli altri diritti inviolabili, parimenti riconosciuti e tutelati dalla costituzione.

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